Disclosure Day – 2026

Daniel Kellner (Josh O’Connor), informatico e programmatore di una misteriosa azienda non governativa, ha rubato alcuni importanti dati informatici e sta cercando di sfuggire agli uomini di Noah Scanlon (Colin Firth), cercando di restare vivo e consegnarli a Hugo Wakefield (Colman Domingo), un altro ex collaboratore della stessa agenzia che ha disertato. Nel frattempo, Margaret Fairchild (Emily Blunt) una presentatrice del meteo di una emittente locale di Kansas City, improvvisamente scopre la facoltà di “capire” le persone e parlare lingue sconosciute, e anche lei viene cercata dagli uomini di Noah. Quando i due riusciranno a trovarsi, capiranno che c’ è molto di più dietro e che sono legati da una cosa molto più importante.Dopo l’autobiografico The Fabelmans, Spielberg torna alle origini con un film che è possibile definire non come il suo più bello ma quello che potrebbe essere perfetto come chiusura della carriera registica. La pellicola infatti, sulla sceneggiatura di Davide Koepp, tocca tutti i topoi classici di Spielberg, racchiudendo i punti principali della sue carriera sia come generi che come veicolo di messaggi. Il film parte come una Spy story, per poi virare in un action e infine in un sentimentale, mantenendo però sempre una base Sci-Fi. È un film profondamente antimilitarista, essendo ambientato in un mondo prossimo alla terza guerra mondiale, con conflitti aperti in varie zone (abbastanza attuale quindi), che pone tanti interrogativi su temi etici (quanto è giusto rivelare alla popolazione mondiale dei segreti scomodi e quanto invece può essere controproducente?), filosofici e religiosi (credere in Dio esclude la possibilità di esistenza di altre forme di vita extraterrestri o sono compatibili?), senza essere però un pappagallone troppo pesante, ma anzi, rientra nella poetica Spielberghiana con momenti più leggeri e soprattutto, fabulistici. Si potrebbe riassumere come un ET scritto e girato in età adulta, e per adulti, e alcune scene possono essere considerate autocitazioni (la scena dentro il capannone è abbastanza assimilabile a quella dei bambini con le biciclette del film del 1982), volto a dare un barlume di consapevolezza in un mondo che non l’ha più.


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