
Ben Mears è uno scrittore, vedovo in seguito alla morte della moglie in un incidente stradale in moto, che decide di tornare al suo paese natale, Jerusalem’s Lot, per scrivere un libro ispirato a Casa Manster, una villa disabitata da decenni, che sovrasta il paese, teatro di delitti e leggende, che lo ossessiona sin da quando era un ragazzino. Al suo arrivo scopre che Casa Marsten è nuovamente abitata da due misteriosi antiquari, e fa la conoscenza di Susan, una giovane bibliotecaria con cui inizia una relazione, e di Matt, un vecchio professore. Nel frattempo però, strani e inquietanti avvenimenti cominciano a turbare la placida cittadina, e due bambini scompaiono nel nulla. Qualcosa di terribile e oscuro sta minacciando le vite dei cittadini di Salem. Le Notti di Salem è uno dei primi libri dello scrittore del Maine, e in ricordo che ne avevo, cioè di un grandissimo romanzo, tra i migliori, è pienamente confermato da questa rilettura. Il romanzo è scritto bene, scorrevole e avvincente, e crea un forte legame con i personaggi principali, non solo Ben e Mark, ma anche i comprimari, che sono tutti ben caratterizzati. Il villain primario, Barlow, pur se presente in poche pagine, è il male vero e proprio, con le sue crudeli ambiguità e malignità totalmente amorali. Tra l’altro è anche descritto in maniera diversa da entrambe le trasposizioni in pellicola, ma se nel vecchio lavoro di Tobe Hooper c era comunque un livello generale più alto e attinente al testo scritto, il più recente conferma la brutta sensazione che mi aveva dato una volta visto, completamente fuori dal racconto originale.


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