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	<title>Oscar Isaac &#8211; MiniFisto Online</title>
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	<title>Oscar Isaac &#8211; MiniFisto Online</title>
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		<title>Frankenstein &#8211; 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roikin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 09:48:28 +0000</pubDate>
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<p>Sull&#8217;onda di un ritorno del cinema ai mostri &#8220;classici&#8221;, ecco arrivare un nuovo adattamento della storia di Frankenstein e della sua creatura, e non poteva esserci artefice migliore di Del Toro. Il regista messicano è sempre stato nelle sue opere dalla parte del mostro, del freak, del diverso, che nonostante l&#8217;aspetto minaccioso o terrificanti ha doti e sentimenti ben più dei corrispettivi umani spesso antagonisti se non proprio villain. Sin dall&#8217; inizio della sua carriera, salvo rare eccezioni, il male non era dalla parte che ti aspetti. La Spina Del Diavolo, Il Labirinto Del Fauno, La Forma Dell&#8217; Acqua, Nightmare&#8217;s Alley, sono tutte sceneggiature originali che toccano questi temi (e personalmente due sono capolavori ed uno un grande film). Ovviamente il ricorso frequente a questo tipo di poetica può poi sembrare un po&#8217; scontato e sai più o meno già cosa ti aspetti, ma a quel punto subentrano altri fattori, dalle prove attoriali, ai costumi, le scenografie e alla mano del regista, se riesce dare quel quid in più ad una storia oltretutto ipersfruttata nel cinema e non solo. Il romanzo di Mary Shelley è uno dei più trasportati nel cinema, ma spesso riducendo la creatura a un essere goffo, decerebrato e senza morale. In realtà nel racconto originale era si pieno di rabbia e compie gesti empi, ma come conseguenza del rifiuto subito dal suo creatore e dalla consapevolezza di essere un mero esperimento, un mostro assemblato per mero gioco a fare il dio. Infatti nelle pagine con il racconto di Viktor, questo non è che poi passi proprio come una personcina per bene, mentre nei capitoli dedicati al monologo del mostro, quello che dovrebbe essere il cattivo si dimostra molto più umano del suo padre e padrone. Ed è questo aspetto che viene utilizzato da Del Toro, mettendo in primo piano la creatura con i suoi sentimenti, il suo dolore per una rivita che non potrà mai essere completa e nella società in quanto frutto di un ossario, come si autodefinisce. Il film non è perfetto ed estremizza molto i due personaggi, che però godono di due belle prove attoriali, con Oscar Isaacs uno sciroccatissimo Viktor, freddo e quasi spietato nel compiere il suo obiettivo, e Jacob Elordi in quello della creatura, cui da una profondità e umanità quasi commovente. Come sempre nei film del regista la fotografia e il reparto costumi e scenografie spaccano il culo a tutti, e la colonna sonora di Desplat ci sta a pennello.</p>



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		<title>Dune &#8211; 2021</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roikin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2021 09:35:46 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="400" height="598" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2021/09/locandina-10.jpg" alt="" class="wp-image-2142" srcset="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2021/09/locandina-10.jpg 400w, https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2021/09/locandina-10-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /><figcaption>Come di consueto aspetto qualche ora prima di ripensare al film che ho visto, per evitare che l&#8217;adrenalina della visione inquilini una disamina il più possibilmente lucida. Se come in questo caso, la notte non ha smorzato l&#8217;entusiasmo per quello cui ho assistito, è la soddisfazione e la consapevolezza di aver visto un grande film.<br>Era il mio ritorno al cinema dopo Parasite, con il covid di mezzo, ed è stato un gran ritorno.<br>La storia di Dune si svolge nell&#8217;anno 10mila e spiccioli, e si può riassumere in una lotta di supremazia tra casate per lo sfruttamento della Spezia, un essenza dal valore inestimabile di cui il pianeta Arrakis è ricchissimo, per le sue caratteristiche di essere un pianeta desertico e inospitale, abitato solamente dai Fremen, il popolo indigeno avvezzo a resistere alle tremende temperature diurne e relegato a reietto dall&#8217;occupazione delle truppe degli avidi e crudeli Harkonnen, e da degli enormi vermi delle sabbie. L&#8217;Imperium, preoccupato della crescente forza e popolarità della nobile casata degli Atreides, decide di sostituirli sul pianeta Arrakis agli Harkonnen (che segretamente rafforza militarmente) per eliminare le minacce al suo dominio. In questo panorama di intrighi e manovre politiche, il giovane Paul Atreides, figlio del buon Duca Leto, emerge come possibile predestinato ad essere l eletto per guidare i popoli alla libertà, come predetto da un antica profezia.<br>E questa è solo la prima parte del primo libro dell&#8217;epopea scritta da Frank Herbert, che già nel 1984 di portata sul grande schermo da David Lynch, con, però, risultati non gratificanti né per i fan né per il grande pubblico. Le difficoltà per i mezzi a disposizione, la difficoltà nel poter riassumere tutto in un unica sceneggiatura, e non ultimo, probabilmente, un disallineamento tra la visione cinematografica del nostro Davidone con il tema trattato, hanno causato del suo Dune un flop pazzesco.<br>A distanza di quasi quarant&#8217;anni, è questa volta Denis Villeneuve a cimentarsi con l&#8217;opera di Herbert. E pur essendo questo solo la parte 1 di una dualogia o trilogia che sia, e pur non avendo letto il romanzo originale, devo proprio dire che centra l&#8217;obiettivo.<br>Che fosse un gran regista ne aveva data già dimostrazione nei film precedenti, ma qui ne dà la conferma definitiva, così come, secondo me, dà conferma di essere pipato per i film di fantascienza, in cui trova una dimensione di grandiosità e epica importante, come precedentemente visto in BR2049. Le potenza visiva, coadiuvata da una bella fotografia e da delle scenografie monumentali, con un architettura curata e distintiva per ogni pianeta, così come i colori e il climax che percepisci ad ogni cambio location. E la macchina da presa che sa muoversi lentamente, senza appesantire troppo lo svolgimento del racconto, ma soffermandosi in maniera intelligente in dettagli che ti arricchiscono nella pervasione della storia. Perché un ulteriore pregio del film è che nonostante la durata di 150 minuti, e nonostante per ben più della metà sia esclusivamente di descrizione e introduzione, non annoia mai, non perdi mai interesse, rimani completamente avvolto e immerso nell&#8217;universo descritto. Ho vissuto solo un momento di &#8220;scollegamento&#8221;, di pochi minuti, dovuto ad un cambio improvviso di ritmo della pellicola, in un momento frenetico al culmine della drammaticità, che ha completamente spezzato il climax precedente.<br>Dal punto di vista del cast, Chamalet si conferma un piccolo talento in crescita, riuscendo anche a farsi apprezzare non solo nel ruolo del tormentato ma anche in atteggiamenti più risoluti , necessari verso la fine del film, e ha il phisique du role adatto per la parte. È contornato peraltro da altrettanti bravi attori, dove Josh Brolin comunque spicca per presenza scenica su Oscar Isaac nonostante un ruolo più secondario, Rebecca Ferguson si difende bene, Stellan Skarsgard e Javier Bardem, pur quasi irriconoscibili, sono più che in parte e non sfigura troppo neanche Momoa, incredibilmente. Da capire ancora perché c è questa aurea magica su Dave Bautista, per cui lavora praticamente ad ogni grande produzione hollywoodiana, così come è da valutare solo nel proseguo Zendaya, che incanta con il suo bel visino ma è presente per pochi secondi nelle visioni di Paul Atreides e scambia giusto una battuta.<br>La colonna sonora è affidata ad Hans Zimmer, garanzia di qualità, e ha qualche assonanza con la ost di BR2049, ma accompagna ottimamente ogni scena ed è di discreta potenza epica, come richiesto dalla pellicola.<br>Ovviamente il giudizio è parziale, essendo un film &#8220;troncato&#8221; a metà, ma se la seconda parte anche solo si conferma a questi livelli, siamo vicini a qualcosa di grandioso e che resterà nel tempo come la trilogia del Signore Degli Anelli.<br><br></figcaption></figure>
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		<title>Van Gogh, sulla soglia dell&#8217;eternità &#8211; 2018</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roikin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 20:48:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il regista è Julian Schnabel, e dalla sua filmografia si capisce che è ossessionato dalle biografie/Biopic, avendo praticamente solo film di questo tipo in repertorio. [&#8230;]]]></description>
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<p><br>Il regista è Julian Schnabel, e dalla sua filmografia si capisce che è ossessionato dalle biografie/Biopic, avendo praticamente solo film di questo tipo in repertorio. Vincent van Gogh è invece interpretato da William Dafoe, il quale rende nella sua  maniera molto teatrale e mimica una bella somiglianza col pittore fiammingo, quantomeno per l&#8217;immagine fisica che ci è arrivata. Da questa versione esce un Van Gogh dal carattere complicato, schivo, fragile, ma al tempo stesso capace di trasmettere un sentimento tra compassione e tenerezza. Il film è molto bello dal punto di vista visivo, e risulta anche coinvolgente, i colori della natura sono esaltati, quasi per farti percepire come vuole poi trasportarli in tela, che è anche la sua particolarità nel dipingere. Molto spesso la ripresa è fatta dal punto di vista di Vincent, e è spesso sfasata, in alcuni momenti a fuoco ma con una parte sfuocata, ed è tutto girato con una camera a mano. Nel corso del suo soggiorno a Arles la follia si accentua, nonostante le visite di Gauguin (Oscar Isaac), suo &#8220;idolo&#8221;, con cui però non mancano gli scontri per una diversa visione della pittura, e per una grande diversità di carattere . Nel suo incedere passo dopo passo verso l&#8217;insanità, non controlla più emozioni e reazioni, e episodi anche banali diventano drammatici e causano un suo isolamento sociale sempre più accentuato e addirittura il ricovero, in alcuni casi anche volontario, fino al momento della sua morte, piuttosto controverso, suicidio o omicidio accidentale. </p>
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