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	<title>Max Von Sidow &#8211; MiniFisto Online</title>
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		<title>Il Posto Delle Fragole &#8211; 1957</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2021 10:25:49 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="192" height="263" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2021/04/download-1.jpeg" alt="" class="wp-image-1846" /><figcaption>Il Posto delle Fragole è uno dei più celebri e celebrati film di Bergman. Lo avevo in lista su Amazon Prime ma uscì dal catalogo prima di avere il modo di vederlo, e fortunatamente l&#8217;ho recuperato su Rai Play. A differenza del più famoso Il Settimo Sigillo è meno impattante a livello visivo ma non più semplice nel messaggio che veicola, quindi non si può dire se è più o meno bello, perché è profondamente diverso.<div>Il posto delle fragole (selvatiche, in aggiunta nel titolo originale) non è altro che la casa dove il protagonista, l&#8217;ormai vecchio professor Borg (Victor Sjostrom), ha passato le vacanze della sua gioventù insieme ai suoi fratelli e sorelle e parenti vari, tra i quali la bella e dolce cugina Sara (Bibi Andersson) di cui era fortemente innamorato ma non pienamente corrisposto a causa anche del suo carattere sfrontato e egoista. E nel viaggio in macchina verso Lund (dove il professore verrà insignito di un premio alla carriera) assieme alla nuora Marianne (Ingrid Thulin) Isak ripercorrerà la sua vita e i suoi ricordi, superando l&#8217;egoismo e l&#8217;aridità che ne hanno condizionato il rapporto con gli altri e con se stesso, e che lo hanno reso un vecchio solitario e profondamente triste. Sarà il ritorno al posto delle fragole a portare sulla sua strada tre giovani, Sara (una giovane molto somigliante in tutto e per tutto al suo amore di gioventù), Viktor e Evald, un teologo e uno scienziato (che potrebbero dirsi le due sue parti dell&#8217;anima), che lo accompagneranno fino al termine del viaggio e lo aiuteranno ad interrogarsi sui suoi errori. La narrativa dei ricordi e del momento attuale è arricchita dai sogni, o meglio dire incubi, che ha il protagonista, e come tema principale hanno la fine del  tempo e l&#8217;approssimarsi della morte, che lo porta a fare un amaro bilancio della sua vita, anche grazie alla forza dei dialoghi, così freschi e moderni nonostante abbiano più di 60 anni.È un film che sembra molto più semplice di quello che è, ha bisogno di qualche ora per sedimentarsi ed aprirsi, il seme si pianta e cresce, e la mattina dopo trovi la fragola nel suo posticino. E come le fragole, il film è dolce ma ha anche un qualcosa di aspro, che te lo fa piacere ancora di più.</div></figcaption></figure>
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		<title>Il Settimo Sigillo &#8211; 1957</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roikin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 11:34:56 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="420" height="601" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2020/11/locandina-20.jpg" alt="" class="wp-image-1615" srcset="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2020/11/locandina-20.jpg 420w, https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2020/11/locandina-20-210x300.jpg 210w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /><figcaption>Autentico caposaldo del cinema, ad opera di Ingmar Bergman, con attore protagonista un giovane ma non giovanile Max Von Sidow. Nonostante sia un film del 1957 non risente affatto dell&#8217;età, mantenendo quell&#8217;atmosfera e le basi di fondo assolutamente attuali. Ebbi già visione di questo film quasi 30 anni fa, ma senza apprezzarlo a pieno, rimanendo leggermente deluso dalla tematica poco horrorifica e dark rispetto a quello che mi aspettavo. Guardandolo in età adulta ti rendi conto che capolavoro sia.<br>La poetica di Bergman traspare già dalle prime scene, venendo subito a conoscenza del patto tra il cavaliere templare Antonius Block, appena tornato in patria dalle crociate, con La Morte, che si risolverà in una partita a scacchi. Il film si snoda nel viaggio di Antonius e del suo scudiero Jobs, con i vari personaggi che incontrano e con cui interagiscono, e ha come predominante il rapporto del cavaliere con la fede, un rapporto ormai roso dal dubbio e dalla ricerca di un senso della vita e delle proprie azioni, alla continua ricerca di un segno da parte del Signore. A fare da contrappunto con i dolori dell&#8217;anima del buon cavaliere, è il suo scudiero, timorato della morte ma praticamente ateo, agnostico, completamente sfiduciato dalla religione, una ferma presa razionale e critica, che crea un ironico e grottesco alter ego di Antonius. <br>Momenti memorabili e topici della pellicola sono molti, dai vari dialoghi di Block con La Morte, soprattutto quella nel convento, e il momento dei buffoni, in cui mentre due di loro (gli sposini Mia e Jof) mettono in scena una canzoncina sulla vita, si vede gli ammiccamenti e gli amoreggiamenti molto poco pudici tra il terzo attore e la moglie del fabbro, momento satirico interrotto bruscamente e in maniera forte dall&#8217;arrivo dei penitenti, scivolando improvvisamente dalla commedia alla tragedia, fino alla scena finale della danza macabra all&#8217;albeggio dopo la tempesta. Ma è difficile scegliere una scena o un altra, perché ogni momento è parte della storia, impossibile dimenticare la bolla di amore e pace in cui vivono Jof e Mia con il piccolo Mikael, che avrà un ruolo centrale, se non addirittura decisivo, nel film. A livello iconico, perfetta La Morte, così terribilmente paziente e calma quanto cinica, amara e crudelmente ironica.<br>E, nella edizione italiana, si può godere delle voci di alcuni tra i più grandi doppiatori italiani, da Emilio Cigoli a  Pino Locchi e Ferruccio Amendola.<br>Assolutamente da guardare, più e più volte.<br><br><br></figcaption></figure>
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