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	<title>Bibi Andersson &#8211; MiniFisto Online</title>
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		<title>Persona &#8211; 1966</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 16:01:29 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="366" height="500" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2021/09/51c4BXymykL._AC_.jpg" alt="" class="wp-image-2128" srcset="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2021/09/51c4BXymykL._AC_.jpg 366w, https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2021/09/51c4BXymykL._AC_-220x300.jpg 220w" sizes="(max-width: 366px) 100vw, 366px" /><figcaption>Film di Ingmar Bergman del 1966, e terza pellicola che vedo del maestro svedese. Tre film, tre film completamente diversi, come tematiche e genere, ma tutti con un sottotesto forte e impattante. Un elemento in comune di tutti e tre i film è l&#8217;attrice protagonista, la bella e brava Bibi Anderson, vera e propria musa del regista, qui affiancata, ancora una volta, da Liv Ullmann, un&#8217;altra attrice feticcio di Bergman. Il film sono loro due, e loro sono il film. A parte brevissime apparizioni della dottoressa e del signor Vogler, tutti gli 82 minuti di film è sulle loro spalle.Liv è Elisabet Vogler, una attrice che, nel corso di una rappresentazione, ha prima un attacco isterico di risa, e poi cade in una totale afasia, che si scoprirà volontaria. Per aiutarla a uscirne, viene affidata alla giovane e dolce Alma (Bibi Andersson) con cui passerà dei giorni in una casa isolata sul mare. Film costruito sui volti delle donne, con una massiccia presenza di primi piani, con la affascinante fotografia di Sven Nykvist, che gioca magnificamente con il bianco e nero, sperimentando con luci e ombre e sovrapposizioni di volti. Perché il film stesso porta a più di un interpretazione. C&#8217;è un interpretazione classica, lineare e razionalista, come si può trovare nelle recensioni in rete, e poi, per quanto mi riguarda, anche una molto più personale, che mi ha accompagnato praticamente per tutta la visione del film, per la quale, il confine tra Elisabet e Alma è molto, molto sottile. Per me, sono le due facce della stessa medaglia, o meglio, Alma (che significa anima), così dolce, combattuta e piena di segreti, che si rivela nel corso dei suoi monologhi del film, spesso la sua voce viene sopraffatta da un altra, roca, quella di Elisabet, che conclude per lei il racconto, in un grado di simbiosi troppo elevato. E ancora, il loro rapporto con la genitorialità, o l&#8217;uomo, il signor Vogel, che parla con entrambe senza apparente distinzione. È una pellicola misteriosa e oscura, sotto tanti punti di vista, tende a sviarti e confonderti, anche instillando il sospetto di una possibile bisessualità delle due donne, molto legate a livello fisico, e poi le immagini assurde, slegate dal contesto, di una troupe cinematografica, di una pellicola che si brucia, di un bambino, che cerca di spannare uno schermo che ha come immagine un volto di donna, che potrebbe essere sia Elisabet che Alma.Qualunque sia la spiegazione corretta, se davvero ce n&#8217;è una, non prescinde da un risultato elevato del film, che, come già gli altri due precedenti, ti lascia il solito desiderio di rivederlo ancora. Una cosa piuttosto rara.</figcaption></figure>
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		<title>Il Posto Delle Fragole &#8211; 1957</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roikin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Apr 2021 10:25:49 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="192" height="263" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2021/04/download-1.jpeg" alt="" class="wp-image-1846" /><figcaption>Il Posto delle Fragole è uno dei più celebri e celebrati film di Bergman. Lo avevo in lista su Amazon Prime ma uscì dal catalogo prima di avere il modo di vederlo, e fortunatamente l&#8217;ho recuperato su Rai Play. A differenza del più famoso Il Settimo Sigillo è meno impattante a livello visivo ma non più semplice nel messaggio che veicola, quindi non si può dire se è più o meno bello, perché è profondamente diverso.<div>Il posto delle fragole (selvatiche, in aggiunta nel titolo originale) non è altro che la casa dove il protagonista, l&#8217;ormai vecchio professor Borg (Victor Sjostrom), ha passato le vacanze della sua gioventù insieme ai suoi fratelli e sorelle e parenti vari, tra i quali la bella e dolce cugina Sara (Bibi Andersson) di cui era fortemente innamorato ma non pienamente corrisposto a causa anche del suo carattere sfrontato e egoista. E nel viaggio in macchina verso Lund (dove il professore verrà insignito di un premio alla carriera) assieme alla nuora Marianne (Ingrid Thulin) Isak ripercorrerà la sua vita e i suoi ricordi, superando l&#8217;egoismo e l&#8217;aridità che ne hanno condizionato il rapporto con gli altri e con se stesso, e che lo hanno reso un vecchio solitario e profondamente triste. Sarà il ritorno al posto delle fragole a portare sulla sua strada tre giovani, Sara (una giovane molto somigliante in tutto e per tutto al suo amore di gioventù), Viktor e Evald, un teologo e uno scienziato (che potrebbero dirsi le due sue parti dell&#8217;anima), che lo accompagneranno fino al termine del viaggio e lo aiuteranno ad interrogarsi sui suoi errori. La narrativa dei ricordi e del momento attuale è arricchita dai sogni, o meglio dire incubi, che ha il protagonista, e come tema principale hanno la fine del  tempo e l&#8217;approssimarsi della morte, che lo porta a fare un amaro bilancio della sua vita, anche grazie alla forza dei dialoghi, così freschi e moderni nonostante abbiano più di 60 anni.È un film che sembra molto più semplice di quello che è, ha bisogno di qualche ora per sedimentarsi ed aprirsi, il seme si pianta e cresce, e la mattina dopo trovi la fragola nel suo posticino. E come le fragole, il film è dolce ma ha anche un qualcosa di aspro, che te lo fa piacere ancora di più.</div></figcaption></figure>
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