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	<title>Alex Garland &#8211; MiniFisto Online</title>
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	<title>Alex Garland &#8211; MiniFisto Online</title>
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		<title>28 Anni Dopo &#8211; 2025</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 11:14:14 +0000</pubDate>
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<p>Sono passati da 28 anni dall&#8217; inizio dell&#8217; epidemia. Nella piccola isola di Lindisfarne, in Scozia,vive una comunità di sopravvissuti, isolati dal continente dall&#8217;alta marea che copre la strada di comunicazione. Il giovane Spike (Alfie Williams) vive con il padre James (Aaron Taylor-Johnson) e la madre Isla (Jodie Comer). Quest&#8217; ultima è gravemente malata, e ha spesso momenti di forte confusione mentale. James e Spike partono per una ricognizione sulla terraferma, in una specie di rito di iniziazione, cercando di evitare le insidie degli infetti, in cui soprattutto da temere sono gli Alpha, più intelligenti e più forti. Durante la notte avvistano un fuoco, probabilmente appartenente al misterioso dottor Kelson (Ralph Fiennes) e Spike crede che potrebbe essere la salvezza per la madre. Tornare dopo più di venti anni ad uno scenario post pandemico (amaramente ironico, nel frattempo c è stata realmente una pandemia) poteva essere rischioso. Già il secondo episodio della saga,  non scritto o diretto da Danny Boyle e Alex Garland, pur con qualche bel momento aveva diversi problemini, non ultimo la ripetività della situazione. La stessa cosa che, parallelamente, ha stancato anche in The Walking Dead. Gli infetti sono pericolosi, ok, ma sono peggio gli umani. Qui si sale un gradino nella storia, e nella costruzione dei rapporti tra i protagonisti. Il legame padre figlio, apparentemente indissolubile, viene messo a dura prova da un episodio. Mentre quello materno, qui, è il vero protagonista della pellicola. Isla è fragile, instabile, ma ha pur sempre un forte istinto materno. Dal punto di vista della tensione, sono due ore intense e che ti tengono sempre sulle spine. La prima parte, con padre e figlio in esplorazione, è sostenuta da una musica incalzante ed inquietante, che ricorda la colonna sonora originale del primo film ma è ancora più aggressiva. Nella seconda parte, con la ricerca del Dr. Kelson, cambia registro toccando momenti più evocativi. Il personaggio di Fiennes, pur se in poco tempo sullo schermo, mette il sale sul vicenda: ambiguo, inquietante per il luogo dove vive e per cosa ha creato, sembra folle e lucido allo stesso tempo. È completamente neutro nelle relazioni, sia con gli umani che con gli infetti, quasi un essere divino che non giudica e continua nella sua opera di memento mori. È sicuramente il personaggio più interessante del film, che intriga e lascia spazio ad un approfondimento sulla sua vita nei 28 anni intercorsi dallo scoppio dell&#8217; infezione, e il titolo del secondo capitolo di questa trilogia lo fa sperare. Boyle dirige la sceneggiatura benissimo, alternando riprese con mezzi diversi, da una telecamera fissa classica a riprese a mano, all&#8217;utilizzo di un drone per dare più respiro all&#8217; ambiente e esplorare la vastità del territorio ormai abbandonato.</p>



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		<title>Civil War (1984)</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 11:28:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Film distopico (ma non è detto, considerando la situazione che sembra profilarsi) di Alex Garland in cui gli Stati Uniti sono divisi da una nuova [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="450" height="630" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/01/1000175112.jpg" alt="" class="wp-image-3738" srcset="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/01/1000175112.jpg 450w, https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/01/1000175112-214x300.jpg 214w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></figure>



<p>Film distopico (ma non è detto, considerando la situazione che sembra profilarsi) di Alex Garland in cui gli Stati Uniti sono divisi da una nuova guerra civile, in più fazioni diverse, in cui seguiamo un gruppo di giornalisti alla ricerca dello scoop del secolo, un intervista al presidente prima della sua probabile destituzione. La pellicola si apre in media res, e non sappiamo (e non sapremo mai) i motivi di questa guerra interna. Si viene a conoscere solo che ci sono la fazione dei lealisti al presidente, parte della East coast e alcuni stati del centro, ad esclusione degli stati che si affacciano sul golfo del Messico alleati con la florida secessionista, contro le West Force cui partecipano due improbabili alleati, la progressista California e il Texas conservatore. Oltre a questi, la quarta fazione è la People&#8217;s Army del Nord ovest. Tutta l&#8217; America del Nord è un campo di battaglia, e dove non si combatte vigono attentati, soprusi della polizia e sciacallaggio, oltre a pulizia etnica improvvisata. I giornalisti sono osteggiati dall&#8217; esercito lealista, che si basa su bugie sul vero andamento della guerra. Lee Smith (una notevole Kirsten Dunst) è una della più importanti fotoreporter, che ha documentato negli anni gli orrori in varie parti del mondo. La sua fotocamera è il suo e il nostro occhio, e non risparmia nessun momento, neanche il più cruento. Assieme al collega Joel vuole partire per andare a scovare il presidente, e nel viaggio sarà accompagnata anche dall&#8217; anziano Sammy, amico e rivale, e dalla giovane Jessie, aspirante fotoreporter con cui stringerà un legame sempre più forte. Per raggiungere Washington dovranno però fare più deviazioni, con tanti momenti pericolosi. Non ci sono sconti, bella pellicola. Non esistono divisioni nette tra buoni e cattivi, spesso non si sa neanche se chi spara è dalla stessa parte. Garland non prende posizioni, come non le prendono i giornalisti, loro documentano per fare si che gli altri, chi vede il loro lavoro, possa farsi una sua idea. E la pellicola segue la stessa filosofia. Non riesci a parteggiare per qualcuno, non è quello importante, è cosa succede in una situazione che può ripresentarsi da un momento all&#8217;altro, senza però nemmeno cadere nel retorico degli orrori della guerra. Perché in sostanza non dà un giudizio sulle azioni, il film resta sempre freddo nel suo incedere. Ma la potenza della struttura fa il suo lavoro, assieme alle immagini, curate e spesso crudeli, sia nelle morti ma anche nella desolazione di panorami urbani e extraurbani devastati dalle battaglie, che per certi versi ricordano film post-apocalittici come 28 Giorni Dopo, da lui stesso scritto e sceneggiato. Un altro plus è la colonna sonora, che mixa pezzi anni 70 meno conosciuti e elettronica più recente.</p>
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		<title>Men &#8211; 2022</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 09:09:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel tentativo di elaborare un lutto, Harper decide di lasciare per qualche giorno la sua casa di Londra per passare del tempo in solitudine in [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="400" height="570" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2025/01/1000120307.jpg" alt="" class="wp-image-3458" srcset="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2025/01/1000120307.jpg 400w, https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2025/01/1000120307-211x300.jpg 211w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>



<p>Nel tentativo di elaborare un lutto, Harper decide di lasciare per qualche giorno la sua casa di Londra per passare del tempo in solitudine in una magione immersa nella natura a Cotson, un paesino nella campagna inglese. Giunta sul posto, dopo aver fatto conoscenza di Jeffrey, il padrone di casa, si incammina per una passeggiata nel panorama bucolico.la serenità della situazione si interrompe alla vista di un uomo, completamente nudo e apparso improvvisamente, che comincia a seguirla fino a casa. Nonostante l&#8217;intervento della polizia che arresta il vagabondo, Harper non recupera la tranquillità sperata anche in seguito alla conoscenza dei pochi abitanti del paese, dall&#8217; aria poco rassicurante, e del vicario, un uomo lascivo che la colpevolizza della tragedia occorsale a Londra. Ma il terrore vero deve ancora iniziare. Alex Garland mette in scena una pellicola che ha come protagonista Jessie Buckley nel ruolo della protagonista e di Rory Kinnear in praticamente quasi ogni altro ruolo maschile (Jeffrey, il vicario e gli altri abitanti del paese), che ha come obbiettivo dichiarato l&#8217; uso della mascolinità tossica come elemento di disturbo e di terrore per angosciare la donna, attraverso tentativi di sopraffazione fisica e mentale. Nel farlo si ispira a elementi di folklore anglosassone (l&#8217;Uomo Verde e Sheela Na Gig), passando dall&#8217; horror psicologico all&#8217; home invasion fino ad un brutale e abbastanza disgustoso body horror. L&#8217; intento del regista però personalmente non coglie esageratamente nel segno, proprio per un eccessiva svolta negli elementi di shock visivo e disturbo, peccato perché fino all&#8217; ultima ventina di minuti aveva preso un buon equilibrio di tensione e ansia. Bello anche il comparto audio e visivo, con dei colori accesi ma non saturati, soprattutto la prima passeggiata nella campagna di Harper al tunnel della vecchia ferrovia vale tutto il film, con il contrasto tra il panorama e l&#8217; idea di pace che dovrebbe avere e il sottotono di mistero e pericolo che non ti aspetti.</p>
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