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	<title>Cinema &#8211; MiniFisto Online</title>
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		<title>The Life Of Chuck &#8211; 2024</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 11:04:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="591" height="871" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/03/1000183238.jpg" alt="" class="wp-image-3791" srcset="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/03/1000183238.jpg 591w, https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/03/1000183238-204x300.jpg 204w" sizes="(max-width: 591px) 100vw, 591px" /></figure>



<p>Arrivata disponibile alla visione la trasposizione in video del racconto Vita di Chuck dello zio King, trasposizione ad opera di Mike Flanagan con Tom Hiddleston nei panni di Chuck adulto e Jacob Trembley in quello di adolescente, e un resto di cast di altri volti conosciuti come Mark Hamill, Chiwatell Ejofor e Karen Gillan. Non era semplice poter fare un bel lavoro con il materiale a disposizione, che è di un bel livello e di gran profondità andando a toccare delle corde intime e di immedesimazione nel personaggio, e una messa in video poteva non centrare il bersaglio per svariati motivi. Invece Flanagan anche qui fa un buon lavoro, mettendoci la passione e un modo onesto ma personale di regia, senza voler strafare e senza limitarsi al contrario al compitino. Essendo già il 3/4 tentativo riuscito più che discretamente con King, che di solito è di difficile resa, mi fa ben sperare sulla serie TV basata sulla saga della Torre Nera, stuprata recentemente in un film inguardabile e che merita miglior sorte. The Life Of Chuck vive di tre atti di tre momenti diversi della vita di Charles Kruntz, a ritroso, legati da una voce narrante che ti introduce nei momenti essenziali della sua vita. Chuck è una persona comune e semplice, e per questo meravigliosa, è un inno alla vita, alla sua accettazione per quello che è. È complicato dire qualcosa del film senza fare spoiler, perché anche se non ci sono in realtà quel che si voglia grande colpo di scena, è però qualcosa da assimilare e capire piano piano. Uno dei più bei personaggi creati da King per me, proprio perché ti resta speciale, dolce e comunque forte. Hiddleston è bravo, la scena del ballo, che occupa diversi minuti è coinvolgente e divertente, e si ritrova nel terzo atto la genesi della passione di Chuck. La musica è un altro elemento cardine, protagonista, del film, che accompagna la vita o almeno i momenti salienti della vita del protagonista. Una cosa importante, nella dipanazione della storia, è fare attenzione ai dettagli, anche banali, che trovi nel primo atto e che poi avranno tutt&#8217;altro valore nel proseguo. La storia si basa su un concetto semplice e fondamentale, che entra nel cuore e dà, o comunque prova a dare, un senso al vissuto, anche grazie alle parole di Walt Whitman, io sono moltitudine, che danno un tocco di magia ad ognuno di noi.</p>
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		<title>28 Anni Dopo &#8211; 2025</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 11:14:14 +0000</pubDate>
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<p>Sono passati da 28 anni dall&#8217; inizio dell&#8217; epidemia. Nella piccola isola di Lindisfarne, in Scozia,vive una comunità di sopravvissuti, isolati dal continente dall&#8217;alta marea che copre la strada di comunicazione. Il giovane Spike (Alfie Williams) vive con il padre James (Aaron Taylor-Johnson) e la madre Isla (Jodie Comer). Quest&#8217; ultima è gravemente malata, e ha spesso momenti di forte confusione mentale. James e Spike partono per una ricognizione sulla terraferma, in una specie di rito di iniziazione, cercando di evitare le insidie degli infetti, in cui soprattutto da temere sono gli Alpha, più intelligenti e più forti. Durante la notte avvistano un fuoco, probabilmente appartenente al misterioso dottor Kelson (Ralph Fiennes) e Spike crede che potrebbe essere la salvezza per la madre. Tornare dopo più di venti anni ad uno scenario post pandemico (amaramente ironico, nel frattempo c è stata realmente una pandemia) poteva essere rischioso. Già il secondo episodio della saga,  non scritto o diretto da Danny Boyle e Alex Garland, pur con qualche bel momento aveva diversi problemini, non ultimo la ripetività della situazione. La stessa cosa che, parallelamente, ha stancato anche in The Walking Dead. Gli infetti sono pericolosi, ok, ma sono peggio gli umani. Qui si sale un gradino nella storia, e nella costruzione dei rapporti tra i protagonisti. Il legame padre figlio, apparentemente indissolubile, viene messo a dura prova da un episodio. Mentre quello materno, qui, è il vero protagonista della pellicola. Isla è fragile, instabile, ma ha pur sempre un forte istinto materno. Dal punto di vista della tensione, sono due ore intense e che ti tengono sempre sulle spine. La prima parte, con padre e figlio in esplorazione, è sostenuta da una musica incalzante ed inquietante, che ricorda la colonna sonora originale del primo film ma è ancora più aggressiva. Nella seconda parte, con la ricerca del Dr. Kelson, cambia registro toccando momenti più evocativi. Il personaggio di Fiennes, pur se in poco tempo sullo schermo, mette il sale sul vicenda: ambiguo, inquietante per il luogo dove vive e per cosa ha creato, sembra folle e lucido allo stesso tempo. È completamente neutro nelle relazioni, sia con gli umani che con gli infetti, quasi un essere divino che non giudica e continua nella sua opera di memento mori. È sicuramente il personaggio più interessante del film, che intriga e lascia spazio ad un approfondimento sulla sua vita nei 28 anni intercorsi dallo scoppio dell&#8217; infezione, e il titolo del secondo capitolo di questa trilogia lo fa sperare. Boyle dirige la sceneggiatura benissimo, alternando riprese con mezzi diversi, da una telecamera fissa classica a riprese a mano, all&#8217;utilizzo di un drone per dare più respiro all&#8217; ambiente e esplorare la vastità del territorio ormai abbandonato.</p>



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		<title>Sinners _ I Peccatori &#8211; 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roikin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 10:14:11 +0000</pubDate>
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<p>Il film di Ryan Coogler con protagonista, a consolidare il sodalizio tra i due, Michael B. Jordan in un doppio ruolo, ha fatto incetta di nomination ai premi oscar in praticamente tutte le categorie principali, stabilendo un nuovo record. Ovviamente la cosa non è passata sottotraccia e ha scatenato un infinità di polemiche, almeno in Italia.Siamo nel Mississipi nel 1932. Sammie Moore è un giovane chitarrista, con il padre pastore che invece vorrebbe si allontanasse dalla &#8220;musica del diavolo&#8221;. &#8220;Stack&#8221; e &#8220;Smoke&#8221; Moore sono due gemelli, cugini di Sammie. I due, veterani della prima grande guerra, sono appena rientrati da Chicago dove erano uomini dei gangster della malavita italoamericana, cui hanno sottratto soldi e armi, con l&#8217; intenzione di aprire un Juke Joint, un locale di musica e cibo per soli neri, rilevando una vecchia segheria da un bianco razzista locale. Stack e Smoke, pur essendo omozigoti, sono caratterialmente diversi, gagliardo il primo, severo e irrequieto l&#8217; altro. I due si riuniscono alle loro donne, e cominciano a sviluppare il progetto assumendo anche Delta Slim (Delroy Lindo), pianista e armonicista, e la cantante Pearline (Jayme Lawson). Arriva la sera e inaugurano il locale facendo il pienone con decine e decine di avventori tra gli operai delle piantagioni. Ma la musica suonata da Sammie, dalle grandi doti evocative, attrae un vampiro vagante e i suoi due nuovi accoliti, che prenderanno d&#8217;assedio il locale.Di impatto, il film può ricordare per vari motivi il famoso Dal Tramonto All&#8217; Alba di Rodriguez, ma dal ritmo più lento ma, fondamentalmente, solo come plot. Per il resto, qui l&#8217; aria è meno scanzonata e c&#8217;è una sottotraccia più politica e sociale. I bianchi sono per la quasi totalità razzisti e del Ku Klux Klan, e i vampiri, invece, stanno a rappresentare il tentativo di appropriazione culturale e di irretimento tentando le vittime con promesse e miraggi di diventare &#8220;una grande famiglia, tutti uguali e felici&#8221;. Se proprio va fatto un paragone, è più sulla scia di Scappa-Get Out di Jordan Peele come tematica di fondo. Tralasciando la critica socioculturale e le polemiche innescate, 16 nomination possono essere tante e forse troppe, ma sul lato tecnico, fotografia, scenografia, sonoro e colonna sonora dà sole valgono il tempo della visione. Le inquadrature e i colori della pellicola sono veramente belli, e il comparto musicale è un altro grande protagonista del film, trascinante e coinvolgente, ti porta nel profondo Sud degli Stati Uniti. Bravo anche Michael B. Jordan nel doppio ruolo, e il veterano Lindo che è sempre sul pezzo. Non sarà sicuramente un capolavoro assoluto nella storia del cinema ma è comunque un bel film e ben diretto, e per gli appassionati di tecnica, ci sono almeno 2/3 scene in piano sequenza. Ultima chicca, è presente un cameo del grande bluesman Buddy Guy.</p>



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		<title>A.C.A.B. (All Cops Are Bastards) &#8211; 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 10:01:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Acab, acronimo di all Cops are bastards, è il primo film di Stefano Sollima della trilogia della Roma criminale, trilogia che io ho visto al [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="706" height="1000" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/01/1000177297.jpg" alt="" class="wp-image-3751" srcset="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/01/1000177297.jpg 706w, https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/01/1000177297-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 706px) 100vw, 706px" /></figure>



<p>Acab, acronimo di all Cops are bastards, è il primo film di Stefano Sollima della trilogia della Roma criminale, trilogia che io ho visto al contrario, ma poco male, i film in questione non hanno nessun legame tra loro, né di storia né di personaggi, ma solo di ambientazione, e la presenza di Pierfrancesco Favino tra i protagonisti. In questa pellicola la parte &#8220;criminale&#8221; non è di spacciatori o piccoli gangster come negli altri due film, ma dal comportamento dei poliziotti della celere, violenti, fondamentalmente disagiati, profondamente fascisti e privi di onore. Mazzinga (Giallini), Cobra (Favino) e Negro (Filippo Nigri) sono tre celerini veterani, reduci dalla mattanza della Diaz al g8 di Genova, e prendono sotto la loro ala una giovane recluta, Adriano (Domenico Diele) cercando di forgiarla e rieducarla alle loro regole di violenza. I 3 amici infatti, non solo svolgono il lavoro di controllo e repressione fuori dagli stadi durante le partite a rischio, ma la notte vanno a caccia di stranieri e piccoli spacciatori in una sorta di spedizione punitiva per &#8220;pulire&#8221; la città. Se da una parte il carattere irruento e violento di Adriano è affascinato dai suoi colleghi, dall&#8217;altro il loro comportamento disonorevole verso la divisa lo inibisce. Il film scorre veloce, e punta il dito contro gli eccessi dei protagonisti, ma al tempo stesso li rende molto umani, non cerca di farteli antipatici per forza, nonostante tutto, per le loro vicissitudini familiari drammatiche, pur se il loro carattere e comportamento ne sia la stessa causa. </p>
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		<title>Civil War (1984)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roikin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 11:28:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Alex Garland]]></category>
		<category><![CDATA[Kirsten Dunst]]></category>
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					<description><![CDATA[Film distopico (ma non è detto, considerando la situazione che sembra profilarsi) di Alex Garland in cui gli Stati Uniti sono divisi da una nuova [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="450" height="630" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/01/1000175112.jpg" alt="" class="wp-image-3738" srcset="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/01/1000175112.jpg 450w, https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/01/1000175112-214x300.jpg 214w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></figure>



<p>Film distopico (ma non è detto, considerando la situazione che sembra profilarsi) di Alex Garland in cui gli Stati Uniti sono divisi da una nuova guerra civile, in più fazioni diverse, in cui seguiamo un gruppo di giornalisti alla ricerca dello scoop del secolo, un intervista al presidente prima della sua probabile destituzione. La pellicola si apre in media res, e non sappiamo (e non sapremo mai) i motivi di questa guerra interna. Si viene a conoscere solo che ci sono la fazione dei lealisti al presidente, parte della East coast e alcuni stati del centro, ad esclusione degli stati che si affacciano sul golfo del Messico alleati con la florida secessionista, contro le West Force cui partecipano due improbabili alleati, la progressista California e il Texas conservatore. Oltre a questi, la quarta fazione è la People&#8217;s Army del Nord ovest. Tutta l&#8217; America del Nord è un campo di battaglia, e dove non si combatte vigono attentati, soprusi della polizia e sciacallaggio, oltre a pulizia etnica improvvisata. I giornalisti sono osteggiati dall&#8217; esercito lealista, che si basa su bugie sul vero andamento della guerra. Lee Smith (una notevole Kirsten Dunst) è una della più importanti fotoreporter, che ha documentato negli anni gli orrori in varie parti del mondo. La sua fotocamera è il suo e il nostro occhio, e non risparmia nessun momento, neanche il più cruento. Assieme al collega Joel vuole partire per andare a scovare il presidente, e nel viaggio sarà accompagnata anche dall&#8217; anziano Sammy, amico e rivale, e dalla giovane Jessie, aspirante fotoreporter con cui stringerà un legame sempre più forte. Per raggiungere Washington dovranno però fare più deviazioni, con tanti momenti pericolosi. Non ci sono sconti, bella pellicola. Non esistono divisioni nette tra buoni e cattivi, spesso non si sa neanche se chi spara è dalla stessa parte. Garland non prende posizioni, come non le prendono i giornalisti, loro documentano per fare si che gli altri, chi vede il loro lavoro, possa farsi una sua idea. E la pellicola segue la stessa filosofia. Non riesci a parteggiare per qualcuno, non è quello importante, è cosa succede in una situazione che può ripresentarsi da un momento all&#8217;altro, senza però nemmeno cadere nel retorico degli orrori della guerra. Perché in sostanza non dà un giudizio sulle azioni, il film resta sempre freddo nel suo incedere. Ma la potenza della struttura fa il suo lavoro, assieme alle immagini, curate e spesso crudeli, sia nelle morti ma anche nella desolazione di panorami urbani e extraurbani devastati dalle battaglie, che per certi versi ricordano film post-apocalittici come 28 Giorni Dopo, da lui stesso scritto e sceneggiato. Un altro plus è la colonna sonora, che mixa pezzi anni 70 meno conosciuti e elettronica più recente.</p>
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		<title>L&#8217;Odore Della Notte &#8211; 1998</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roikin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jan 2026 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Caligari]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Tirabassi]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giallini]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Mastandrea]]></category>
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					<description><![CDATA[Il secondo lavoro di Caligari è tratto dal libro &#8220;Le notti di Arancia Meccanica&#8221;del giornalista Dido Sacchettoni, basato sulle sue interviste in carcere a Remo [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="420" height="594" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/01/1000173313.jpg" alt="" class="wp-image-3726" srcset="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/01/1000173313.jpg 420w, https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2026/01/1000173313-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></figure>



<p>Il secondo lavoro di Caligari è tratto dal libro &#8220;Le notti di Arancia Meccanica&#8221;del giornalista Dido Sacchettoni, basato sulle sue interviste in carcere a Remo Guerra, capo di una banda di rapinatori nella Roma di fine 70. Remo (Valerio Mastandrea) di giorno è un poliziotto con poca affezione per l&#8217;Arma, ma la sera è capo di una banda di rapinatori, composta oltre che da lui, da Maurizio (Marco Giallini) e Roberto (Giorgio Tirabassi). I tre battono le zone della Roma bene, i Parioli soprattutto, a caccia di ricchi nelle vicinanze delle loro abitazioni, cui sottrarre in maniera violenta pellicce, ori e soldi. Nonostante gli introiti illegali non se la passano bene, e Remo su suggerimento di Roberto acquista un bar, chiedendo soldi ad uno strozzino padre del Rozzo, anche lui saltuario membro della banda. Ma ben presto si trovano a dover alzare il tiro ricorrendo a rapine nelle case, ma la cosa li porta anche a rischi più elevati. Il regista resta nel suo ambiente borgataro con il racconto degli ultimi, in questo caso con una sorta di eroi alla Robin Hood negativi, che rubano ai ricchi in cerca di una vendetta di classe, mantenendo uno stile registico realista ma qui spingendo un po&#8217; sul grottesco, con la voce narrante del protagonista che accompagna alcune scelte e eventi che aiuta da un lato nel prendere a cuore i personaggi, pur se delinquenti, e dall&#8217; altro ad esprimere l&#8217;inesorabile destino che li accompagna.</p>



<p></p>
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		<title>Captain Fantastic &#8211; 2016</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roikin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Dec 2025 16:44:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Frank Langella]]></category>
		<category><![CDATA[George MacKey]]></category>
		<category><![CDATA[Matt Ross]]></category>
		<category><![CDATA[Viggo Mortensen]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è una famiglia che vive nel bosco, rifiutando la società attuale e le sue peculiarità. Si coltivano gli ortaggi e cacciano gli animali per il [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="706" height="1000" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2025/12/1000168906.jpg" alt="" class="wp-image-3705" srcset="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2025/12/1000168906.jpg 706w, https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2025/12/1000168906-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 706px) 100vw, 706px" /></figure>



<p>C&#8217;è una famiglia che vive nel bosco, rifiutando la società attuale e le sue peculiarità. Si coltivano gli ortaggi e cacciano gli animali per il proprio sostentamento e i figli vengono istruiti direttamente dai genitori. No, non sto parlando del recente caso della famiglia del bosco di Chieti, anche se qualche analogia si può trovare, ma che ha, nell&#8217; episodio reale, ben più di una contraddizione, ma del film del 2016 di Matt Ross con attore protagonista Viggo Mortensen coadiuvato da un bel cast di contorno. Ben Cash vive nei boschi dello stato di Washington, assieme alla sua famiglia, composta dai 6 figli e la moglie neo suicida. Ben e la moglie, ma soprattutto Ben, ha deciso di vivere ai margini della società perché ne rifiuta i principi capitalistici, preferendo una vita più frugale fatta di caccia e coltivazione, oltre a allenamenti continui per il massimo beneficio del corpo e della mente, ed insegna le materie scolastiche ai propri figli a casa, istruendoli anche ai dettami socialisti e comunisti. La famiglia vive chiusa nel proprio guscio, ma è la morte della madre, con le conseguenti disposizioni funerarie disattese dai genitori di lei, ad aprire dei dubbi nei figli stessi, perché alcuni di loro si sono resi improvvisamente  consapevoli di non essere in grado di affrontare il mondo reale se continuano nel loro isolamento. La pellicola è una commedia delicata con risvolti di dramma, che porta all&#8217; estremo il desiderio di superare le contraddizioni dell&#8217; american way of life, cercando di fare capire come ormai, essendo talmente radicato, lo stile di vita alternativo possa però creare una micro società chiusa in se stessa. Bravissimi tutti gli interpreti, dove Viggo ovviamente la fa da padrone, ma anche la truppa di figli capitanata dal maggiore, interpretato da George Mackay si fa apprezzare, e abbiamo anche Frank Langella nel ruolo del suocero ostico.</p>



<p></p>
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		<title>Frankenstein &#8211; 2025</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roikin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 09:48:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
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		<category><![CDATA[Mary Shelley]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Isaac]]></category>
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					<description><![CDATA[Sull&#8217;onda di un ritorno del cinema ai mostri &#8220;classici&#8221;, ecco arrivare un nuovo adattamento della storia di Frankenstein e della sua creatura, e non poteva [&#8230;]]]></description>
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<p>Sull&#8217;onda di un ritorno del cinema ai mostri &#8220;classici&#8221;, ecco arrivare un nuovo adattamento della storia di Frankenstein e della sua creatura, e non poteva esserci artefice migliore di Del Toro. Il regista messicano è sempre stato nelle sue opere dalla parte del mostro, del freak, del diverso, che nonostante l&#8217;aspetto minaccioso o terrificanti ha doti e sentimenti ben più dei corrispettivi umani spesso antagonisti se non proprio villain. Sin dall&#8217; inizio della sua carriera, salvo rare eccezioni, il male non era dalla parte che ti aspetti. La Spina Del Diavolo, Il Labirinto Del Fauno, La Forma Dell&#8217; Acqua, Nightmare&#8217;s Alley, sono tutte sceneggiature originali che toccano questi temi (e personalmente due sono capolavori ed uno un grande film). Ovviamente il ricorso frequente a questo tipo di poetica può poi sembrare un po&#8217; scontato e sai più o meno già cosa ti aspetti, ma a quel punto subentrano altri fattori, dalle prove attoriali, ai costumi, le scenografie e alla mano del regista, se riesce dare quel quid in più ad una storia oltretutto ipersfruttata nel cinema e non solo. Il romanzo di Mary Shelley è uno dei più trasportati nel cinema, ma spesso riducendo la creatura a un essere goffo, decerebrato e senza morale. In realtà nel racconto originale era si pieno di rabbia e compie gesti empi, ma come conseguenza del rifiuto subito dal suo creatore e dalla consapevolezza di essere un mero esperimento, un mostro assemblato per mero gioco a fare il dio. Infatti nelle pagine con il racconto di Viktor, questo non è che poi passi proprio come una personcina per bene, mentre nei capitoli dedicati al monologo del mostro, quello che dovrebbe essere il cattivo si dimostra molto più umano del suo padre e padrone. Ed è questo aspetto che viene utilizzato da Del Toro, mettendo in primo piano la creatura con i suoi sentimenti, il suo dolore per una rivita che non potrà mai essere completa e nella società in quanto frutto di un ossario, come si autodefinisce. Il film non è perfetto ed estremizza molto i due personaggi, che però godono di due belle prove attoriali, con Oscar Isaacs uno sciroccatissimo Viktor, freddo e quasi spietato nel compiere il suo obiettivo, e Jacob Elordi in quello della creatura, cui da una profondità e umanità quasi commovente. Come sempre nei film del regista la fotografia e il reparto costumi e scenografie spaccano il culo a tutti, e la colonna sonora di Desplat ci sta a pennello.</p>



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		<title>M _ Il Mostro Di Dusseldorf &#8211; 1931</title>
		<link>https://www.minifisto.org/2025/10/09/m-_-il-mostro-di-dusseldorf-1931/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roikin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 13:56:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Fritz Lang]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Lorre]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel primo dopoguerra, in una Germania affamata e povera, in due città distinte, Hannover e Dusseldorf, ma più o meno nel medesimo periodo, si aggirarono [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="377" height="530" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2025/10/1000159812.jpg" alt="" class="wp-image-3669" srcset="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2025/10/1000159812.jpg 377w, https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2025/10/1000159812-213x300.jpg 213w" sizes="(max-width: 377px) 100vw, 377px" /></figure>



<p>Nel primo dopoguerra, in una Germania affamata e povera, in due città distinte, Hannover e Dusseldorf, ma più o meno nel medesimo periodo, si aggirarono due tremendi serial killer quasi in contemporanea, Fritz Haarmann e Peter Kurten, che si macchiarono di decine di orribili omicidi. Haarmann abbordava ragazzi di strada, e dopo lo stupro si cibava dei corpi ed in molti casi ne vendeva la carne spacciandola per animale, Kurten età un sadico pedofilo. Ai due mostri, Fritz Lang si ispira per questo suo film del 1931, considerato uno dei capisaldi della filmografia del regista di Metropolis. In una non specificata città tedesca si aggira Hans Beckert (Peter Lorre) all&#8217; apparenza innocuo ma in realtà assassino di bambine appartenenti alle classi popolari povere. Dopo l ennesimo delitto, la polizia, spinta dall&#8217; opinione pubblica, comincia a pestare i piedi alla malavita, che a sua volta, in parte preoccupata per i propri interessi economici ma anche inorridita dai delitti, si organizza per cercare in autonomia il mostro. E sono proprio i criminali a trovarlo per primi e sottoporlo al proprio tribunale, con Beckert sarà salvato solo dall&#8217; arrivo delle forze dell&#8217;ordine. Il film di Lang ha fatto storia per l&#8217; utilizzo del fuori campo, che lascia allo spettatore immaginare cosa succede, l&#8217; utilizzo delle ombre, che tornano ad essere protagoniste aggiuntive nella pellicola, e un sonoro disturbante per il fischiettio di una musica dolce e serena da parte dell&#8217; assassino mentre è in cerca della preda. Lorre poi ha una fisicità particolare, con una faccia gommosa, gli occhi stralunati e una varietà di espressioni che lo fanno apparire tutto tranne che un colpevole di orrendi delitti. Molto coinvolgente la parte finale, con il tribunale popolare che ne chiede la vita, e il mostro che, inaspettatamente, si difende professando la sua incapacità di discernere il bene dal male nei momenti di follia cui è preda, quasi portando lo spettatore a</p>
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		<title>L&#8217;Orto Americano &#8211; 2024</title>
		<link>https://www.minifisto.org/2025/10/03/lorto-americano-2024/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roikin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 09:43:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Scotti]]></category>
		<category><![CDATA[Pupi Avati]]></category>
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					<description><![CDATA[Siamo al termine della seconda guerra mondiale, in un paesino nell&#8217; Emilia, un ragazzo, di cui non ci è dato sapere il nome, in un [&#8230;]]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="420" height="600" src="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2025/10/1000157837.jpg" alt="" class="wp-image-3664" srcset="https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2025/10/1000157837.jpg 420w, https://www.minifisto.org/wp-content/uploads/2025/10/1000157837-210x300.jpg 210w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></figure>



<p>Siamo al termine della seconda guerra mondiale, in un paesino nell&#8217; Emilia, un ragazzo, di cui non ci è dato sapere il nome, in un fortuito incontro si innamora a prima vista di una infermiera del contingente americano, senza sapere niente di lei. Ritroviamo il ragazzo, aspirante romanziere, trasferitosi a Davenport, in Iowa. Qui casualmente si ritrova vicino di casa della famiglia della ragazza, che scopre chiamarsi Barbara, e apprende dalla madre di lei, una donna vecchia e malata, che la ragazza risulta morta. In seguito ad una macabra scoperta nell&#8217; orto della donna, il ragazzo decide di tornare in Italia e indagare sulla sorte incorsa a Barbara. Ancora una volta Pupi Avati torna nelle ambientazioni gotiche a lui tanto care, confezionando un film di mistero, tratto da un suo stesso romanzo, denso e portato in un bianco e nero che da un lato ti trasporta nel noir italiano, dall&#8217; altro è forse un po&#8217; troppo &#8220;pulito&#8221; e forse la pellicola avrebbe avuto bisogno di una grana un po&#8217; più ruvida. Nei panni del protagonista, che resta senza nome per tutto il film, troviamo Filippo Scotti, ormai sul trampolino di lancio, che si destreggia bene fra i vari stati d&#8217; animo del ragazzo, alle prese con un mistero difficile da dipanare e che prende una piega sempre più provante per la sua salute mentale. Il film non ha il graffio e la cattiveria de Il Signor Diavolo, ma comunque il nostro cineasta pur se in là con l&#8217;età ha sempre qualcosa da dire.</p>



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