
Paolo Strippoli, giovane ma già proficuo regista italiano, dirige e collabora nella scrittura di soggetto e sceneggiatura in questo che si può definire folk horror italiano dal sapore vintage. A Remis, un (immaginario) piccolo paesino delle montagne friulane, arriva Sergio Rossetti (Michele Riondino), un supplente di educazione fisica pugliese, alcolizzato e con un tragico evento alle spalle. La sua depressione e atteggiamento negativo si scontrano presto con gli abitanti del luogo, sempre stranamente felici e che rifuggono da tristezza e problemi, e convince Michela (Romana Maggiora Vergano) a condurlo da Mario Corbin (Paolo Pierobon) e Don Attilio (Roberto Citran) per fargli abbracciare Matteo, il figlio di Mauro, e uno dei suoi studenti, un ragazzo introverso e particolare. Stranito da questo rituale, Sergio però si rende conto immediatamente dei benefici dell’abbraccio, sentendosi subito sereno e capace di elaborare il lutto. Scopre quindi che l’abbraccio a Matteo è una prassi settimanale da parte dei cittadini di Remis, che lo usano per scacciare pensieri e dolori. Sergio comincia una relazione con Michela e un amicizia forte con Matteo, comprendendo la difficoltà del ragazzo, che è fondamentalmente usato dal padre e da tutto il paese per i suoi poteri. Strippoli porta il racconto, sempre più al sovrannaturale, scoperchiando un vaso di ipocrisia e finto perbenismo dei paesani, e richiama per certi versi i film di genere degli anni 70, con un occhio verso pellicole celebri di Fulci, Bava e Avati, capisaldi dell’ horror italiano che fu, pur se mettendoci molto del suo e confeziona un bel filmetto godibile e intrigante.


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