
Pupi Avati trasporta su pellicola, adattandone la sceneggiatura, un libro autobiografico di Giuseppe Sgarbi, il padre di Elisabetta e Vittorio. Nino e Rina sono due anziani ex farmacisti della piana ferrarese. Alla morte di lei, lui si chiude in una solitudine incapace di accettare la vedovanza, nella sua villa piena di oggetti di antiquariato di cui erano appassionati, e la figlia Elisabetta, editrice, decide di affiancargli un ghost writer per fargli raccontare la loro storia e dargli possibilità di elaborare il lutto. Inizialmente recalcitrante, piano piano Nino si scioglie e i ricordi rivivono, riportando alla luce una storia d’amore difficile ma dolce e che prosegue anche dopo la morte di lei, con Nino che perdendosi nei ricordi continua a parlare con la sua amata Caterina e il di lei fratello. Avati crea un film di atmosfera e profondo, dove Renato Pozzetto nei panni dell’ anziano farmacista è bravissimo, ma anche il resto del cast, da Lino Musella e Isabella Ragonese, la coppia da giovane, a Chiara Caselli, Fabrizio Gifuni e i cameo di Stefania Sandrelli e Alessandro Haber aiutano il regista un una storia che, senza un bel manico, sarebbe stata forse troppo didascalica e banalizzata, mentre così invece ti prende e ti avvolge.


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