
Ricky Gervais, al solito, non fa prigionieri. Su Netflix è arrivato da poche settimane l’ ultimo spettacolo, questo Mortality, ad arricchire un catalogo che, ho scoperto solo ora, ne vedeva presenti già tre, due di questi recenti, l’altro di una decina di anni fa.. Il monologo di un ora è incentrato, al contrario del titolo, sulla vita, e tocca temi più vari, con toni ovviamente intrinsechi del personaggio. Quindi in maniera piuttosto libera, volgare, e controtendenza, va a prendersi gioco e dileggiare comportamenti di pulizia morale e verbale che in effetti hanno preso sempre più piede in ogni ambito, soprattutto pubblico. Non è un tema nuovo, non è né il primo né l’ ultimo, che sottolinea l’ esagerazione che è stata raggiunta, ma il suo modo di dirlo e di interpretare il personaggio rende tutto talmente comico che è difficile dargli contro. Perché alla fine è vero, ormai è tutto un rischio di pestare merde come ti muovi o dici qualcosa, che potrebbe andare a ferire una persona o l’ altra. O anche se non ferisce direttamente, perché spesso chi si presume potrebbe (il condizionale è d’obbligo), sentirsi offeso, si preferisce evitare. Nel suo incedere, è condivisibile il suo pensiero, la satira non deve fare sconti. Poi ovviamente il tutto è funzionale al personaggio che ha creato, e che tanti cercano di imitare, senza però raggiungerne le vette di intelligenza feroce.


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