
Episodi:8
La serie è un prequel del film IT di Muschietti, che ha curato e diretto anche questo prodotto per il piccolo schermo. Ho specificato l’ IT di Muschietti perché, personalmente, a parte il soggetto e alcuni plot della trama siano quelli di King, comunque per tanti aspetti se ne era discostato per creare qualcosa di più fruibile al pubblico di oggi. Uno degli elementi di distacco era l’ orizzonte temporale in cui si muovevano i Perdenti da bambini, non più i tardi anni 50 ma la fine degli 80. Qui, essendo nel precedente ciclo di veglia dell’ orrido divoratore di bambini, siamo nei 60. A Derry c è una base militare, in cerca di qualcosa. Vi vengono trasferiti il maggiore Hanlon, padre di Will e futuro nonno di Mike, come supporto e destinato ad una missione di volo per scaricare un arma letale sui cattivi russi komunisti (siamo nel clou della guerra fredda). Nella base viene trasferito anche un altro militare, Dick Halloran, capace di “sentire” le cose, che servirà appunto a trovare questa arma sepolta. Nel frattempo allegramente un po’ di figlioli di Derry scompaiono o vengono ritrovati uccisi e mutilati, e a chi non dare la colpa se non al proiezionista nero Hank? La figlia di questo, Ronnie, fa amicizia con Lilly, unica testimone degli ultimi omicidi, Marge e Rich, tutti dodicenni, che scoprono l’esistenza di questo mostro e cercano di combatterlo, tra razzismo, cattiveria dei concittadini e seghe varie. Allora, come trama è una baracconata. Personaggi che si muovono come elefanti in cristalleria tra le varie trame temporali, e comunque pestano merde in qua e in là che compromettono tutto il castello (impossibile che gli abitanti successivamente non si ricordino determinati avvenimenti, o che alcuni dei protagonisti, una volta adulti, non sappiano che succede a Derry ogni tot anni), inserire a forza Halloran per usarlo come metal detector, e giocare così con citazioni e richiami a Shining, how simple, o un altra amenità mai sentita, su una misteriosa gabbia per contenere It. Ma non solo questo, ma qui ora basta se no faccio spoiler. Oggettivamente ci sono anche trovate interessanti e che rimandano all’ universo kinghiano e approfondiscono o interpretano temi solo accennati nel romanzo, come la genesi di Pennywise il clown, oppure il famigerato incendio al Black Point o la sottotrama dei nativi custodi del luogo. A livello di regia a Muschietti non si può dire niente, tecnicamente è bravo, resta un po’ troppo a crogiolarsi su facili jumpscares, anche se effettivamente in almeno un paio di momenti riesce a creare non dico proprio inquietudine ma sicuramente un solletichio vicino alla tensione si. Fotografia e colori sono belli e gli effetti speciali sono pacchiani ed ad un passo dal trash, ma per come si muove il gran cattivone, con quella vena ironica macabra che ha anche nei film e che ricorda molto Freddy Kruger, ci stanno bene. Alla fine della fiera e delle varie carneficine è un vero e puro prodotto televisivo che si fa vedere, quindi da quel punto di vista centra l’ obiettivo, perché sicuramente i vari squartamenti e grand guignol intrattengono. Manca però tutto il resto per cui è diventato famoso il romanzo, ma era lo stesso problema che avevano anche le trasposizioni cinematografiche.


Lascia un commento