Stranger Things -Stagione 5 – 2025 – Serie TV

Episodi: 8

Finale di stagione, finale di storia. Questo viaggio lungo dieci anni accanto ai ragazzi di Hawkings chiude il cerchio della storia iniziata con la scomparsa di Will nei primi minuti della prima puntata, attraverso una lunga serie di situazioni simili ad una partita infinita di D&D, da cui vengono ripresi nomi dei cattivi e strategie per combatterli. Qui in questa stagione affrontiamo la battaglia conclusiva contro Vecna e il suo piano di sovrapposizione di due mondi, sulla vera natura del sottosopra e, soprattutto sull’evoluzione di uno dei personaggi cardine che però finora era stato solo una vittima degli eventi. Ad un occhio un po’ critico possiamo dare delle ragioni su cose un po’ meh, come il fatto che Undi sia molto poco espressiva rispetto al passato (le malelingue parlano di un eccesso di chirurgia estetica da parte di Milly Bobby Brown, o forse più semplicemente è un involuzione recitativa ), che sempre narrativamente parlando alcuni cocchi delle passate stagioni siano un po’ messi in secondo piano, pur restando i personaggi preferiti (Steve e Dustin su tutti), Nancy che si evolve un po’ troppo in un Ellen Ripley, ma questo era già più coerente vista la cazzutaggine data al personaggio nel corso degli anni, il fatto che soprattutto negli episodi centrali della stagione ci siano degli allungamenti di storia un po’ eccessivi, o che ormai non siano credibili degli ultra ventenni nel ruolo di adolescenti di 16 anni. Ma non è mai stata una serie realistica, per ovvie ragioni, ha sempre più giocato sul lato emozionale, e c è da dire che su questo lato vince alla grande. Conta l’ effetto nostalgia per quelli della nostra generazione, conta il citazionismo che l’ ha sempre caratterizzata, conta la colonna sonora che ha riportato in auge pezzi e cantanti di oltre trent’anni fa, conta il fatto che estremizzando si potrebbe vedere come un Goonies con i mostri, conta che i film avventurosi a tinte dark/horror con protagonisti i ragazzini, che erano un must di quegli anni, mancano tanto, conta che negli anni tra gli 11 e i 15/16 era tutto una grande avventura, soprattutto per chi ha vissuto nelle periferie delle città e nei centri più piccoli, con magari un bosco o comunque un territorio da esplorare, conta che anche il personaggio più inutile del gruppo, o comunque quello che risulta meno gradito ( si Jonathan, proprio te) sia costruito in maniera da avere un qualcosa di ognuno di noi… Certo, è tutto un grosso prodotto commerciale, grazie al cazzo, che critica della minchia è, è ovvio, altrimenti non sarebbe un qualcosa che trovi in televisione, ma se scorri qualche commento trovi anche una critica del genere. Certo, non è una serie perfetta, introduce cose e personaggi lasciati lì o ripresi alla bisogna. Ma è il viaggio che conta. E alla fine di tutto, tutto torna, il finale è dolceamaro, e soprattutto è un lungo saluto tra gli attori, tra gli attori e i loro personaggi, e noi spettatori con loro, consapevoli che comunque è un qualcosa che è un percorso lungo dieci anni e ha seguito l’ inesorabile scorrere del tempo. E sarà una cosa che mancherà, a partire dalla musica dell’ intro fino a quella familiarità con i personaggi che lo ha contraddistinto fin da subito.


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